CHINA BLUE

 

sabato 16 febbraio ore 16.30 e domenica 17 ore 22.15


Regia Micha X. Peled  Anno: 2005 Luogo di produzione: USA  Prodotto da: Micha X. Peled, Song Chen  Montaggio: Manuel A. Tsingaris

 

Si chiamano Orchidea, Giada, Jasmine perché i genitori non hanno voluto mettere loro dei nomi tradizionali cinesi: sono le giovanissime operaie di una piccola azienda tessile nel distretto di Canton, vengono tutte dalle campagne, hanno un’età compresa tra i quattordici e i sedici anni, sono riuscite a farsi assumere grazie a dei falsi documenti di identità (spesso procurati dagli stessi datori di lavoro privi di scrupoli) e sono disposte a lavorare anche sedici ore al giorno pur di guadagnare il più possibile. Sono le protagoniste del documentario di Micha X. Peled China Blue dove il “blue” del titolo sta per blue-jeans, quelli che le ragazze producono lavorando nella fabbrica del signor Lam, ex capo della polizia della città di Shanxi che, come molti altri suoi connazionali, nell’ultimo decennio ha scoperto di avere un grande spirito di iniziativa e l’ha messo a frutto allacciando rapporti commerciali con grandi firme della moda casual occidentali per le quali produce merce che finisce direttamente nei grandi magazzini europei o statunitensi.
Il film di Peled, che si inserisce nel filone dei documentari di denuncia verso certi aspetti della società occidentale – soprattutto quella statunitense – inaugurato alcuni anni fa da Michael Moore, parte da un oggetto di uso quotidiano, presente in tutte le case, e va a scoprire ciò che realmente si nasconde dietro etichette famose e apparentemente insospettabili come Levi’s, Guess, Wal-Mart e tante altre. Ripercorrendo a ritroso la strada compiuta dalla merce, il regista ci fa risalire alla fonte per comprendere cosa ci sia realmente alla base di fenomeni come la delocalizzazione della manodopera, praticata da tante aziende occidentali, o la crescita esponenziale delle economie dell’estremo oriente. Lo scandalo dello sfruttamento di forza lavoro (anche e soprattutto minorile) a bassissimo costo, sta nella connivenza tra un sistema economico in rapidissima espansione come
quello cinese - che da un lato ha liberalizzato il mercato, ma in materia di rapporti di lavoro si basa ancora sul classico paternalismo di matrice confuciana, rielaborato da cinquant’anni di comunismo - e un sistema, quello occidentale, sempre meno basato sulla fabbricazione e sempre più sulla distribuzione, che fa pressione sulle aziende cinesi affinché i prezzi della produzione all’ingrosso siano sempre più bassi e concorrenziali.