BANDITI A ORGOSOLO

 

mercoledi 14 maggio 2008 - spettacolo unico ore 21.00 -


Regia: Vittorio De Seta Soggetto e sceneggiatura: Vera Gherarducci e Vittorio De Seta Fotografia: Elio Balletti e Luciano Tovoli Montaggio: Vittorio De Seta e Fernanda Papa Musica: Valentino Bucchi Interpreti principali: Michele Cossu, Peppeddu Cuccu e Vittorina Pisano. Produzione: Titanus.

ITALIA 1961 - 98 minuti

 

Copia proveniente dal Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale. In collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale.

… De Seta era una figura leggendaria e misteriosa. Aveva realizzato solo tre film negli anni Sessanta (il primo dei quali, “Banditi a Orgosolo”, un capolavoro indiscusso) per poi scivolare, insieme ai suoi film, in una sorta di oblio. Ricordo distintamente di aver assistito alla proiezione di “Banditi” al New York Film Festival all’inizio degli anni Sessanta. Uno dei film più insoliti e straordinari che avessi mai visto. La storia è semplice: un pastore, ingiustamente accusato di un crimine che non ha commesso è braccato in un paesaggio arido e silenzioso. Il suo gregge muore di fame e lui, ormai ridotto alla miseria, è costretto a diventare un bandito. Ma il film è anche la storia di un’isola e della sua gente. Ambientato sulle montagne della Barbagia, in Sardegna, il film rivela un mondo arcaico, incontaminato, dove la gente si esprime in un dialetto antico e vive secondo le regole di una volta, considerando il mondo moderno estraneo e ostile. In loro, De Seta riscopre le vestigia di una società antica attraverso la quale risplende una nobiltà perduta. Lo stile del film mi colpì profondamente. Il neorealismo era stato condotto su un altro livello, in cui il regista partecipava completamente alla narrazione, in cui la linea di demarcazione tra forma e contenuto era stata annullata e in cui erano gli eventi a dettare la forma. Il senso del ritmo di De Seta, il suo uso della macchina da presa, la sua straordinaria abilità nel fondere i personaggi con l’ambiente circostante, furono per me una completa rivelazione. De Seta era un antropologo che si esprimeva con la voce di un poeta.
Da dove veniva questa voce? L’inquietudine, il senso di spiazzamento, mi hanno accolto dalle prime immagini, mi sentivo impreparato di fronte a ciò che stavo vedendo. Sono stato sopraffatto da un’emozione intensa, come se avessi oltrepassato lo schermo e mi fossi ritrovato in un mondo che non avevo mai conosciuto, ma che improvvisamente riconoscevo. Un mondo crepuscolare. Quella che stavo guardando era la mia cultura ancestrale che volgeva alla sua fine, a un passo dal suo ingresso nella sfera del mito. Di cosa era composta questa alchimia? Era il cinema nella sua essenza, in cui il regista non registra la realtà, ma la vive in prima persona. Un cinema che aveva il potere dell’evocazione religiosa. Era il cinema nella sua espressione migliore, capace di trasformare, che mi aveva permesso di capire cose mai capite prima d’ora e di vivere emozioni a me sconosciute. Mi sembrava di aver fatto un viaggio in un paradiso perduto.

Martin Scorsese su “Banditi a Orgosolo”

Testo scritto appositamente in occasione della presentazione alla Mostra d'arte cinematografica di Venezia 2005 della versione restaurata.