GLI AMORI DI ASTREA E CÉLADON

 

LUNEDI 28 gennaio 2008 - ore 20.15 e 22.15 -


Regia: Eric Rohmer Sceneggiatura: Eric Rohmer dal romanzo "L'Astrée" di Honoré d'Urfé. Fotografia: Diane Baratier Montaggio: Mary Stephen Musiche: Jean-Louis Valéro Interpreti: Andy Gillet, Stéphanie de Crayencour, Cécile Cassel, Véronique Reymond, Rosette, Jocelyn Quivrin, Mathilde Mosnier, Rodolphe Pauly, Serge Renko, Arthur Dupont, Priscilla Galland.
Produzione: Compagnie Eric Rohmer, Canal+, Centre National de la Cinématographie Distribuzione: Bim Film.

FRANCIA 2007 - 107 minuti

64ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia In Concorso

In una foresta meravigliosa, al tempo dei druidi, il pastore Céladon e la pastorella Astrée si amano di un amore puro. Ingannata da un pretendente, Astrée lascia Céladon che, disperato, si butta in un fiume. Lei lo crede morto, ma in realtà il giovane viene segretamente salvato da alcune ninfe. Fedele alla promessa di non riapparire davanti agli occhi della sua bella, Céladon dovrà superare diverse prove per spezzare la maledizione… Eric Rohmer deve aver rinunciato, più o meno consapevolmente, a parlare dei suoi tempi. E allora ecco che, con un abile gioco di prestigio, il venticinquesimo lungometraggio del cineasta francese si colloca in una dimensione definitivamente a-temporale: prende un romanzo di Honoré d’Urfé, "L'Astrée". scritto nel Diciassettesimo Secolo, ma ambientato nella Gallia dei druidi del Quinto Secolo dopo Cristo, e lo "riadatta" nel senso del romanzo originario e non del contesto storico. Il racconto rimane come sospeso, né Storia né Mito, oscillando fra i due poli, irradiato dall’insondabile forza magnetica dell’amore, specie quello caratterizzato da fiera e indomita passione giovanile. Per il saggio Rohmer un’occasione per riproporre la sua analisi sui temi eterni del rapporto tra i sessi, con la macchina da presa che continua l'implacabile ed elegante discesa negli anfratti della sensualità, filtrando tutto attraverso l’abile gioco della messa in scena della baruffa d'amore. Lontano dal cinema spettacolare così come da quello dell'impegno sociale, Rohmer continua la sua lunga ricerca con una più evidente adesione agli stilemi della fiaba e dell’apologo morale.