COUS COUS
LUNEDI 19 maggio 2008 - spettacolo unico ore 21.00 -
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Regia: Abdellatif Kechiche Sceneggiatura: Abdellatif Kechiche Fotografia: Lubomir Bakchev Montaggio: Ghalia Lacroix Scenografia: Benoit Barouh Costumi: Maria Beloso Interpreti: Habib Boufares, Marzouk Bouraouïa, Faridah Benkhetache, Sabrina Ouazani, Alice Houri, Olivier Loustau, Bruno Lochet, Carole Franck. Produzione: Pathe Films Distribuzione: Lucky Red. FRANCIA 2007 – 151 minuti 64° Mostra del Cinema di Venezia 2006 Gran Premio della Giuria Slimani, 60 anni, lavoratore del porto di Sète, si trascina stancamente sul cantiere navale per un lavoro che, con l’età, è diventato insostenibile. Padre di famiglia, divorziato, continua a restare vicino alla sua ex moglie e ai figli, nonostante una storia familiare fatta di rotture e tensioni che le difficoltà finanziarie non fanno che acuire. Slimani attraversa un periodo delicato e tutto contribuisce a far crescere in lui un sentimento di inutilità. Una sensazione che vorrebbe scrollarsi di dosso realizzando un sogno: un ristorante di sua proprietà. Impresa alquanto improbabile, che non gli impedisce di sognare e di parlarne, soprattutto in famiglia. Una famiglia che pian piano si unisce intorno al progetto, diventato per tutti il simbolo della ricerca di una vita migliore... Il film Leone virtuale dell’ultimo festival di Venezia, quello che tutti aspettavano come vincitore. “La graine et le mulet”, il film del franco-tunisino Abdellatif Kechiche, colpisce al cuore. La "ricetta" del cinema di Kechiche è sapiente e saporita. Con il suo piglio documentaristico, sostenuto dalla macchina da presa incollata ai corpi, ai movimenti e alle espressioni dei protagonisti e dalla nutrita partecipazione di un gruppo di comprimari non professionisti, Kechiche inscena un racconto corale, tra commedia e neo-realismo, toccando temi come il razzismo nascosto dei francesi, le contraddizioni e le invidie dentro la comunità tunisina, le relazioni uomo-donna e quelle generazionali. Un respiro ampio e profondo, fatto di un rigoroso lavoro con gli attori. Il suo metodo risente della sua provenienza teatrale e dunque punta molto al lavoro sul set, mettendo in campo una veridicità di dialoghi e una giustezza di volti e di gesti davvero ammirevole e impressionante. Un racconto così semplice superficialmente ma così denso di significati simbolici in un film fino all'ultimo respiro che ci consegna momenti di autentico grande cinema. |
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