L'EREDITÀ

 

LUNEDI 10 marzo 2008 - ore 20.15 e 22.15 -


Regia: Per Fly Soggetto e Sceneggiatura: Per Fly, Dorte Hoeg, Kim Leona, Mogens  Rukov Fotografia: Harald Gunnar Paalgard Montaggio: Morten Giese Scenografia Soren Gam Costumi: Lotte Trolle Musica: James Horner Interpreti: Ulrich Thomsen, Lisa Werlinder, Ghita Norby, Karina Skands, Lars  Brygmann, Diana Axelsen. Produzione: Zentropa Film Distribuzione: Teodora.

DANIMARCA/NORVEGIA/SVEZIA 2004 - 115 minuti

Dopo la morte del padre, Christoffer cede alle richieste della madre e si mette alla guida delle acciaierie Borch Moller, proprietà della sua famiglia, a Copenaghen. In realtà lui non se ne è mai interessato e fino a quel momento ha vissuto a Stoccolma con la moglie Marie, attrice svedese, gestendo un ristorante. Una volta a capo dell'azienda, Christoffer è costretto a prendere decisioni drastiche che lo metteranno a confronto non solo con la sua coscienza, ma anche con la sua famiglia… Il film è il secondo episodio di una trilogia di indagine sulla società danese di cui “The Bench”  (2002) è il primo capitolo e “Gli innocenti” (2006) il terzo. “L’eredità” è stato giustamente premiato dalla critica sia nazionale che internazionale, ricevendo al Festival di San Sebastian il premio della Giuria per la Migliore Sceneggiatura. Sviluppandosi su una costruzione psicologica sottile e impeccabile, l’evoluzione del dramma si muove nella ricerca di comprensione del personaggio, delle sue motivazioni, del percorso interiore che lo porta all’ineluttabile ma, comunque, personale scelta. Il percorso epico e sventurato di un eroe, di un principe moderno davanti al destino ed il percorso assolutamente psicologico e intimo di un uomo davanti ai suoi obblighi sociali. Il tutto raccontato con parsimonia e pacatezza da una macchina da presa che si limita ad esserci lasciando alla storia, alla splendida interpretazione degli attori, ai preziosi dialoghi il compito di raccontare una vicenda che si fa, si costruisce, si vive istante per istante. Prodotto dalla Zentropa di Lars Von Trier, girato in uno stile severo, controllato, arciclassico, il film aggiorna temi della grande letteratura europea fra le due guerre ai tempi dell'euro e delle grandi fusioni. Il regista e il suo bravissimo protagonista Ulrich Thomsen disegnano con delicata sensibilità, con ricchezza di sfumature e molto non detto, ma suggerito da una regia e un'interpretazione di grande sensibilità, il precipitare di un giovane uomo nella perdita di sé.