PARANOID PARK

 

LUNEDI 21 aprile 2008 - ore 20.15 e 22.15 -


Regia: Gus Van Sant Sceneggiatura: Gus Van Sant tratto dal romanzo omonimo di Blake Nelson Fotografia: Christopher Doyle, Kathy Li Montaggio: Gus Van Sant Interpreti: Gabe Nevins, Daniel Liu, Taylor Momsen, Jake Miller, Lauren McKinney, Winfield Jackson, Joe Schweitzer, Grace Carter, Scott Patrick Green, John Michael Burrowes, Gus Van Sant Produzione: MK2 Productions Distribuzione: Lucky Red

STATI UNITI 2007 - 90 minuti

60 °Festival del Cinema di Cannes 2007 In concorso

Il suo regista l’ha definito “una specie di Delitto e castigo ambientato al liceo”, ma senza dubbio sembra innanzitutto la continuazione di un discorso che Gus Van Sant ha iniziato coi suoi primi film “Mala Noche” e “Drugstore Cowboy” e che è proseguito coi film successivi. Ancora una volta ragazzi, adolescenti, e ancora una volta “belli e dannati”. Dopo la cosiddetta “trilogia del pedinamento”, Van Sant ha tratto la sua nuova pellicola dal romanzo dello scrittore Blake Nelson (nato e residente a Portland, proprio come Van Sant). “Paranoid Park” è una storia di colpa ed espiazione fra gli skaters di Portland. Il protagonista di Van Sant è Alex, un sedicenne biondo ed efebico, che reca con sé un senso di colpa che lo lacera, l’uccisione di un agente di sorveglianza, colpito dal ragazzo con il suo skateboard durante un inseguimento, colpo che ha spedito l’uomo direttamente sotto un treno merci in transito uccidendolo sul colpo. Il conflitto fra coscienza e istinto di autoconservazione induce Alex da un lato al silenzio, dall’altro all’isolamento, negandosi tanto alle attenzioni degli amici (i sodali skaters con cui condivide una sorta di mutua assistenza) quanto a quelle della sua ragazza (con la quale inscena una maldestra "prima volta" che simbolicamente approda a uno scacco) e di un’altra coetanea che lo provoca e lo incalza cercando di destarlo dal suo "calcolato" torpore. Proprio come un antieroe dostoevskijano, Alex intraprende un lungo viaggio nella propria coscienza, decidendo però di "non scegliere", lasciando che sia il silenzio a determinare il suo destino,