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Regia: Mohsen Makhmalbaf Sceneggiatura: Mohsen Makhmalbaf Fotografia: Bakhshor Montaggio: Mohsen Makhmalbaf Musiche: tratte da “Sacred Chanting of Devi” di Craig Pruess
Interpreti: Mahmoud Chokrollahi, Mahnour Shadzi, Karl Maass, Tenzin Choegyal, Bharath K.S, Savitha Iyer. Produzione: Makhmalbaf Film House Distribuzione: Bim Film.
IRAN 2006 - 91 minuti -
Un’avventura alla ricerca del tutto, della completezza del senso, delle risposte ai grandi quesiti dell’esistenza, voltando le spalle alla banalità del sistema di sicurezze e convenzioni occidentali, è questa l’idea di due giovani iraniani (che rimarranno senza nome), i quali decidono di andare in viaggio di nozze in India alla ricerca dell’Uomo Perfetto, un guru capace di aiutare la gente, che “collega l’anima al futuro”… È un’esperienza del profondo dello spirito, ma con la mente costantemente a vigilare, la visione di “Scream of the Ants”, letteralmente "L’urlo delle formiche", in Italia ribattezzato “Viaggio in India”, l’opera di produzione 2006 di Mohsen Makhmalbaf, oggi riconosciuto in ogni festival che conta come uno dei più sensibili autori mondiali. Il film narra un viaggio spirituale all’interno dell’India compiuto da due anime appena congiunte dal matrimonio, e per molti versi opposte: una, quella maschile, è totalmente oppressa da un pessimismo ateo; l’altra, quella femminile, è mossa da curiosità di matrice spirituale e religiosa, e da un incalzante desiderio di maternità, ovviamente non corrisposta. Dunque ogni incontro, ogni esperienza e ogni oggetto o paesaggio osservati sono attraversati da due punti di vista, che possono coincidere con quelli della volontaria illusione (della donna) e disillusione (dell’uomo). La forza del film è nella possibilità offerta allo spettatore di scegliere il giudizio dei fatti che scorrono nel racconto, e nel lasciar aperta una terza porta, di compromesso o di rifiuto verso i pensieri e le parole dei due protagonisti. Un’opera di ampio respiro, grazie anche alle superbe immagini con le quali la regia "dipinge" gli sfondi naturali. Un film da vedere e rivedere, perché non sembra mai esaurire i suoi sottotesti di natura metafisica, e perché ci chiede di partecipare alla costruzione di questo "senso ulteriore", affinché il dialogo sia l’ultima cosa a morire in questo strano esistere. |