IL DIVO
LUNEDI 15 SETTEMBRE 2008 - spettacolO UNICO ORE 21.00 -
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Regia: PAOLO SORRENTINO
Sceneggiatura: GIUSEPPE D’AVANZO, PAOLO SORRENTINO Fotografia: LUCA BIGAZZI Montaggio: CRISTIANO TRAVAGLIOLI Scenografie: LINO FIORITO Personaggi e interpreti Giulio Andreotti TONI SERVILLO Paolo Cirino Pomicino CARLO BUCCIROSSO Signora Enea PIERA DEGLI ESPOSTI Franco Evangelisti FLAVIO BUCCI Vittorio Sbardella MASSIMO POPOLIZIO Livia Andreotti ANNA BONAIUTO Italia 2008 - 110 minuti Festival Di Cannes 2007 Premio Speciale della Giuria Finalmente il cinema italiano acuisce lo sguardo sulla realtà, sociale, politica e culturale, senza mezzi termini. Emerge la capacità di affrontare con coraggio temi scomodi e difficili, aprendo gli occhi e additando le cose, innovando al contempo il linguaggio filmico in una ricerca stilistica indispensabile per dare forma compiuta a quei contenuti e a quelle analisi, con un limpido sguardo contemporaneo. Sorrentino affronta l'inaffrontabile. Dare forma compiuta al ritratto dell'uomo più importante e più misterioso dell’intera storia repubblicana: Giulio Andreotti, oltre sessant’anni di vita politica, una vita segnata da un’impressionante connivenza con tutte le vicende che hanno fatto l’Italia. Una figura colossale, ingombrante e sfuggente al contempo. Paolo Sorrentino trova la forma cinema perfetta per materializzare in immagini il divo Giulio ed il suo mondo, la sua persona e il suo pensiero, arrivando ad aprire squarci di luce sulla sua anima. Lo fa con un linguaggio fortemente metaforico, una struttura che pur narrando precisi fatti storici si fa in qualche modo atemporale, mettendo in scena lo spettacolo del potere in modo scioccante e geniale, fino a renderlo universale. La sceneggiatura raggiunge momenti di lucida e chiarificatrice verità, non tanto dicendo più di quello che i fatti possono provare, ma mostrando nei modi dell'acuto e sagace Andreotti tutto l'orrore e lo sconcerto per come abbia attraversato, quasi indenne, tutto il male della nostra storia recente. Il suo compito non è assolvere o condannare un uomo, ma svelarne lo stile, il modus operandi, portando lo sguardo sempre più vicino, fin dentro alla sua essenza, che è l'essenza stessa del potere. E attraverso questo svelamento, ci scuote, ci porta ad interrogarci, a capire di più, a volere capire di più. |
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