RED ROAD

LUNEDI 19 novembre - spettacoli ore 20.15 e 22.15 -


Regia ANDREA ARNOLD Soggetto e Sceneggiatura ANDREA ARNOLD basata sui personaggi creati da LONE SCHERFIG e ANDERS THOMAS JENSEN Fotografia ROBBIE RYAN Montaggio NICHOLAS CHAUDEURGE Scenografia HELEN SCOTT Costumi CAROLE K MILLAR Personaggi e interpreti Jackie KATE DICKIE, Clyde TONY CURRAN, Stevie MARTIN COMPSTON, April NATALIE PRESS, Avery PAUL HIGGINS, Alfred ANDY ARMOUR, Angus MARTIN MCCARDIE, Frank MARTIN O'NEILL.

GRAN BRETAGNA 2006 - 113 minuti

Festival di Cannes 2006 Premio Speciale della Giuria


Sinossi
“Red Road”, che prende il titolo da un quartiere di Glasgow, dell'esordiente Andrea Arnold è il primo capitolo di un progetto, “The Advance Party”, prodotto tra gli altri da Lars Von Trier, che prevede la realizzazione di tre film scritti e diretti da altrettanti registi esordienti. “Red Road” ha come protagonista Jackie, una donna che lavora come operatrice nell'innovativo ufficio di polizia di City Eye, un'agenzia di sorveglianza che monitora ogni angolo della città attraverso decine di schermi collegati a telecamere disseminate per le strade. Al di fuori del suo metodico lavoro Jackie non ha una vita vera, non ha famiglia né amici. La sua esistenza è fatta di una forzata solitudine, senza alcuno svago. Un dolore profondo del suo passato le impedisce di vivere compiutamente il presente. Vive, attraverso il suo lavoro, la vita degli altri, ruba frammenti di vita altrui, con un piacere ipnotico tipico della televisione, provando emozioni e affettuosità che sono il surrogato delle proprie mancanze. Un giorno, in mezzo a quei volti anonimi, riconosce un uomo che la riporta alle sue ferite. Comincia così ad indagare e osservare con gli strumenti di City Eye, ogni suo movimento, ogni suo gesto, fino ad un ossessivo pedinamento che inconsapevolmente le fornirà l’occasione, dolorosa ma necessaria, per affrontare il suo passato. Il film è un sofisticato thriller, la cui forza sta nelle immagini e nella regia. L'occhio onnipresente di City Eye, sapientemente orchestrato dalla Arnold con movimenti di macchina calcolati ed essenziali, innesca un gioco raffinato e sottile di sguardi, che ci interroga sul potere e il senso del voyeurismo tecnologico contemporaneo. La debuttante regista affronta con maturità e coraggio, senza tentennamenti e consolazioni, il ruolo e l’ossessiva presenza degli occhi tecnologici e di come possono diventare sostituti fisici e psichici delle esperienze reali.


 



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